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 Salvato dal cassonetto... di Fadamia
 
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L'universo non sa neppure che esisti, quindi rilassati.

Carl William Brown
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\\ Home Page : Storico : Vita vissuta (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Admin - Coleporter (del 14/02/2008 @ 15:55:42, in Vita vissuta, linkato 414 volte)
Cole sulle belle nevi di Livigno. Inizia con un paralleletto tra Cole e Roberto e poi su Carosello 3000, Mottolino ecc.: che sogno!





3ª puntata:

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Di Admin - Coleporter (del 13/02/2008 @ 21:50:55, in Vita vissuta, linkato 413 volte)
Cole (con il sottomuta nero) ed un amico in qualche apnea nel bel mare di Ponza.

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Di Margherita (del 31/01/2008 @ 18:26:48, in Vita vissuta, linkato 386 volte)

Vi avevo promesso un racconto.

Finalmente trovo un momentino per mantenere la promessa.

Dunque:
ormai quasi quattro mesi fa mi telefona la nostra "Dottora" e mi chiede quasi a bruciapelo "Ci verresti a lavorare a Pavia?”.
La prima cosa che le ho risposto è stata "a far che?".
Qualsiasi persona normale avrebbe avuto dei dubbi sulla distanza, io no, e tuttora non so perchè è stata quella la prima domanda che le ho fatto!

Mi racconta il suo progetto e man mano che andava avanti tutto il mio essere diceva "Sìììì".
Si trattava di fare da segretaria al professore universitario con il quale lavora lei. Allora non potevo sapere cosa mi aspettava, l'unica cosa che vedevo era la possibilità di ritornare nel mondo del lavoro dopo tanti anni di forzata latitanza (in questi venti anni ho fatto veramente di tutto, ma niente che mi qualificasse in qualche modo e alla mia età proporsi anche con un curriculum nutrito è tremendamente penalizzante) e oltretutto di farlo nelle vicinanze di qualcuno di riferimento.

Ho cominciato a soppesare i pro e i contro, a parlarne con tutti ma proprio tutti, ad ascoltarli ma non fino in fondo, dentro di me io già sapevo che era sì. Ho fatto la prova ad andare alla sede in orario di ufficio per capire quanto ci volesse in termini di tempo e di costi, in autostrada 84km e 1 ora e mezza, ma non mi sono scoraggiata (poi ho verificato che per stradine risparmiavo 20km andata e 20km rit e non avevo pedaggio autostradale).
Al lavoro c'era veramente un macello di cose da imparare ma io sono folle e presuntuosa e non mi spavento facilmente.
Raffaella mi ha aiutato alla grande a mettere su un curriculum decente con il minestrone di attività che era la mia storia più recente, la cosa che mi ha colpito è che comunque mi sarei ritrovata a fare un lavoro simile a quello che avevo dovuto interrompere alla venuta dei figli,e per di più nello stesso ambito.

Finalmente arriva il fatidico momento del colloquio con il professore. Una persona gradevole e entusiasta del suo lavoro che solo a sentirlo parlare ti vien voglia di lavorare con lui.
Esco dall'uffico dopo i vari accordi ed è un abbraccione con Raffaella, è andata!!!!

Il 22 di ottobre lunedì si attacca. Le cose da fare sono veramente tante e sono sempre a chiedere aiuto a tutti, l'ufficio non è di una cosa sola ma di quattro cose diverse benchè simili che si intrecciano e sembrano nate per confonderti al massimo, tra l'altro l'Università ha delle procedure burocratiche e di etichetta particolarissime che tutti paiono conoscere meno che me.
Ci sono giorni in cui sono gasata, altri assai abbacchiata, ma non sono mai sola, Raffaella veglia solerte e tollerante e l'entusiasmo per quello che sto facendo e imparando non mi lasciano per un momento.

Più o meno nello stesso periodo mi viene proposto di collaborare con l'altro coro del nostro maestro per preparare il Magnificat di Bach per un concerto prima di Natale.
Unico problema: il coro è a Varese....
Riunione di consiglio a casa per chiedere tolleranza da parte dei famigli che verranno abbandonati per due mesi, ma sono favolosi e mi sostengono.

Ho passato novembre e dicembre ad andare tutti i giorni a Pavia (65km), il lunedì sera a Varese (40)km, martedì sera a Milano (40km) e giovedì sera a Varese, totale 8.000km in due mesi.
Ero stanca e gasatissima assieme, improvvisamente è come se fossi tornata a venti anni fa: il lavoro l'avevo dovuto lasciare nel '87, il Magnificat l'avevo fatto a Roma nell'81, avevo smesso di cantare da soprano nel '91, e adesso tutto è ritornato assieme.
Lo studiare con quel coro, più preparato del nostro è stato estremamente stimolante, il concerto gratificante, spero si possa ripetere l'esperienza.

Nella settimana delle vacanze di Natale ho dormito e stupidato e devo dire che ho ricaricato abbastanza le batterie.

Adesso sono passati tre mesi, mi è stato detto da chi mi ha preceduto che ce ne sarebbero voluti almeno sei per sentirsi più a proprio agio, vorebbe dire che sono a metà strada, vedremo!

Il tragitto, ormai familiare, mi pare meno lungo e mi regala degli spettacoli magnifici, la mattina e la sera. Quando Raffaella diceva che avevo rubato tutte le nuvole forse era vero! In realtà avevo molto tempo a disposizione, durante i miei spostamenti, nei momenti giusti della giornata e negli spazi aperti della padania!

Ogni tanto con Raffaella siamo stanche cotte in due, io per cercar di capire e ricordare, lei sempre estremamente disponibile per cercar di aiutarmi ad entrare nell'ingranaggio. Ho comunque imparato e sto imparando veramente tanto e questo mi diverte moltissimo.

Devo soprattutto ringraziarla per la splendida opportunità offertami.
Mi ha proposto di imbarcarmi su di una nave che fa un bellissimo viaggio e sono proprio contenta, nel mio piccolo, di far parte della ciurma in questa avventura!

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Di Jan (del 03/11/2006 @ 18:22:40, in Vita vissuta, linkato 254 volte)

il mio 4 novembre.

Nel 1966 c'è stata l'alluvione a Firenze.
Quel 4 novembre era giorno di festa, giorno precedente la domenica.
 I negozi alimentari erano aperti.
 Aperti, si, ma rischiosamente aperti.

In fondo alla strada, dalla finestra, si vedeva un'autocisterna coricata sul fianco.
Rigagnoli d'acqua sbucavano dalle strade traverse.

 Pioveva.

Alle 7,30 è arrivato il pane dal salumiere e subito, mia madre, andò a comprarlo.
I rigagnoli d'acqua aumentavano di volume e le fogne non assorbivano più niente.
La Lambretta di  mio padre aveva già l'acqua a livello della pedanina, siamo andati a prenderla e l'abbiamo portata nel cortile più alto del livello stradale di un metro circa; lo stesso abbiamo fatto per la mia moto.

L'acqua cominciava a scorrere più forte e il manto stradale non era più visibile, erano passati solo 20 minuti, il tempo per portare in salvo i motocicli.

Si cominciavano a sentire grossi rumori, erano rumori di urti all'angolo della casa.
Le auto trasportate dalla corrente picchiavano e smussavano l'angolo della casa. L'acqua aveva raggiunto i 70 centimetri (più o meno) in pochi minuti.
Il salumiere era rimasto intrappolato nel suo negozio, non riusciva a uscire dalla forte corrente.
Quelli del palazzo gli avevano calato una grossa fune e lo hanno tirato su, in casa loro, facendolo strusciare alla parete di pietra della casa.
Nonostante fosse ferito era salvo.

Un'altra persona al piano terra era intrappolata nella sua casa, le auto sbattevano in continuazione nel suo portone era difficile prelevarla e portarla dall'altra parte della strada ormai divenuta un torrente impetuoso.
La solidarietà e la prontezza degli abitanti della zona si unirono per stabilire quando era il momento in cui le vetture erano distanti in modo da poter praticare il salvataggio.
Dopo vari tentativi, di convincere la donna, ci fu la "traversata" della strada; appena eseguita l'operazione ci furono applausi dei presenti.
Pareva una vittoria e lo era.
L'acqua non lascia scampo perchè di li a poco una persona passò con la testa rivolta verso il basso; era un anziano che aveva portato il suo cane a passeggio (lo si seppe il giorno dopo).
A mezzogiorno l'acqua continuava a salire centimetro dopo centimetro raggiungendo i 3 metri: un piano  della casa.
La pioggia non accennava a diminuire, i motocicli (quelli portati in salvo) erano ormai sommersi.

Le persone che abitavano al piano terra erano ospitate in casa nostra, avevano portato quasi niente con se; l'acqua le aveva colte di sorpresa e la speranza era quella che di li a poco tutto fosse finito.
Eravamo isolati dal mondo per mancanza di energia elettrica e del telefono.
Ancora quei tonfi di auto all'angolo della casa, facevano piangere e rabbrividire le mie sorelline di 6 anni.
Era inutile pensare di bere. A quei tempi il bicchiere si riempiva al rubinetto.
Non c'era neppure la possibilità di fare della pastasciutta.
Quella poca acqua rimasta nella bottiglia la sera precedente serviva per i bambini più piccoli.

Nella tragedia c'è stato anche modo di pensare a altro. Infatti mia madre aveva coperto la biancheria stesa con un nailon e vi erano dei ristagni d'acqua.
"Babbo, mamma". Gridai
Con il clima già teso ebbero un sussulto......... ma poi feci notare che l'acqua c'era e ci sarebbe stata perchè continuava a piovere.

Ogni tanto, a turno, ci affacciavamo alla finestra che dava sulla strada e il marrone e il nero erano i colori dominanti di quell'acqua che scorreva come una furia trascinado con se vetture e quant'altro c'era sballottandolo da una casa all'altra.
L'acqua continuava a salire e invadeva i negozi fino al soffitto......... 3 metri, e forse più, d'altezzza al mezzodì.
A tavola il silenzio era interrotto ancora da quelle auto che sbattevano all'agolo della casa.
A un certo punto alcune voci concitate ci distraggono dal pasto fatto per 15 persone (tante erano ospitate in casa di mio padre); c'era un uomo che sfidava la corrente per cercare suo padre......... disperso.
Lo abbiamo visto seguire la corrente attaccato come poteva alle pareti delle case, poi scomparve dalla vista dietro l'angolo.

La pioggia continuava a cadere e  il livello dell'acqua a salire.

Il buio venne presto.

A quei tempi le candele erano in ogni casa (ogni tanto andava via la corrente elettrica e la candela faceva davvero comodo), ne avevamo tre; sarebbero durate tutta la notte se accese una per volta.
Non c'era nessun sorriso in ognuno di noi, solo domande e risposte vaghe scambiate tra le persone adulte.

I bambini? A loro sembrava un gioco vedere tante persone in casa fino a quando non arrivò l'ora di andare a letto. Ma quale letto?
I 7 materassi dovevano servire per 15 persone: 4 bambini e il resto adulti.
La cena fù composta di biscotti e latte per i bambini e pane olio e sale per gli adulti..... dovevamo asserbare qualche cosa anche per il giorno dopo.
Mio padre disse che in guerra si faceva così: si serbava sempre qualche cosa al giorno dopo.
Il fatto è che non eravamo in guerra.

Un'ispezione alla rampa delle scale per vedere se l'acqua continuava a salire. Prima di dormire l'acqua saliva ancora...... ma chi avrebbe dormito quella notte?
C'erano ancora  4 metri prima che l'acqua ci raggiungesse e creceva al ritmo di 10 centimetri l'ora rispetto a molti di più della mattina.

 Ci sarebbero volute molte ore prima che ci raggiungesse e se lo avesse fatto c'era un'altro piano sopra di noi; in parte questo ci tranquillizzava.

Ancora quei tonfi di auto nell'angolo della casa come bombe lontane ma con vibrazioni vicine.
Le mie sorelle avevano sonno e furono le prime a lamentarsi di non essere nel loro letto.
Mia madre si mise in mezzo a loro e le strinse a se delicatamente baciandole in fronte prima l'una e poi l'altra.

La candela fu spenta e l'immagine di essa era visibile ancora nei miei occhi come se fosse ancora accesa; piano piano si affievolì il chiarore e il buio fu spettrale: niente era più visibile attorno a me.
Il rumore della pioggia si affievolì e sentivo i respiri di chi era steso sui materassi uniti come un grande tappeto.


Il ticchettio della sveglia dava ritmo al passare quell'interminabie nottata.
Tutti in sielenzio ma nessuno dormiva.


La candela si riaccese e la sua luce investi tutti come se fosse un grosso faro; era mio padre che voleva vedere a che punto era arrivata l'acqua.
Scese la rampa di scale, lo segui a distana e vidi che un  rigo nero era più alto del livello dell'acqua.
Raramente ho visto mio padre con gli occhi lucidi: quello è stato uno di quei momenti.


"l'acqua sta scendendo"
La gioia si mescolò al pianto di tutti noi: quindici persone che si consolavavo l'una con l'altra.


Ora si poteva dormire più tranquilli ma nessuno si addormentò.
L'alba di una giornata grigia ma, finalmente, senza pioggia invase la stanza dove eravamo ancora stesi su quei materassi.
La prima cosa, appena il chiarore lo consenti, fu quella affacciarsi alla finestra.
Sul davanzale diventato asciutto nella nottata caddero nuove gocce: erano lacrime di tristezza nel vedere l'indescrivibile.
Non esisteva la strada ma un manto di melma mescolata a gasolio da riscaldamento; macchine rovesciate; mobili  rotti; scarpe; vestiti e quant'altro la furia delle acque aveva trascinato con se; tutto con colore unico: marrone e nero.


Non avevamo nessuna notizia del mondo esterno, solo la visione della strada e delle persone residenti nella casa di fronte nello stesso stato d'animo del nostro.
Gli ultimi cinque scalini della rampa di scale non erano visibili; il fango li nascondeva.
La lambretta e la moto non si vedevano: c'era solo un promontorio di melma che sagomava le loro forme.
Era impossibile uscire in strada perchè i 60 centimetri di melma erano come sabbie mobili.

Risolto il problema di camminare tra la melma (a piedi nudi) rimaneva il problema di aprire gli appartamenti del piano terra.
La melma entrata di soppiatto si era accumulata dietro le porte ed era difficoltoso aprire le medesime. Fu fatto il più in fretta possibile prima che la melma si solidificasse.
L'atrio dell'inferno (se si puole immaginare) parrebbe un salotto moderno in confronto alla visione degli ingressi: non c'era niente al suo posto e il gasolio continuava a grondare lungo le pareti una volta bianche come lo zucchero.

Ci furono attimi di panico e dolore immenso dei padroni di casa ma poi, la fortuna di essere sani e salvi, li mise in moto per "ricominciare".
Uniti come plotoni di soldati ognuno portò qualche cosa per aiutare il disastrato.
Qualcuno fece qualche chilometro per andare a cercare acqua da bere, pane da mangiare, qualche utensile per liberare la casa dal fango.
A mattina inoltrata del 5 novembre passò un camion militare per distribuire del pane e solo quello.
Il latte per i bambini non era previsto.

Lacrime e singhiozzi si protrassero fino al nuovo tramonto da quelle persone che con tanti sacrifici si erano visti portare via dalla furia dell'Arno tutto quello che avevano......... tranne i pochi indumenti che avevano addosso.

Questa è la mia cronaca del  4 e 5 novembre del 1966.
L'alluvione è durata un giorno ma il dolore è durato molto di più.

Nessuno dei rimasti in vita scorderà quanto ha vissuto quel giorno.
La mia cronaca non parla dei dialoghi e dei particolari  ma dei fatti, se avessi incluso anche quelli sarei riuscito a farvi essere protagonisti della vicenda ma non lo ho voluto fare perchè non è giusto.


Il dopo alluvione fu uno spettacolo dove parole non possono descrivere la visione delle cose; c'era melma dappertutto e più che si solidificava e più era difficile toglierla; come l'acqua aveva portato la melma la stessa acqua la poteva disciogliere.

Migliaia di opere d'arte e manoscritti furono danneggiati e solo la pazienza e la meticolosità furono in grado di salvare la maggior parte di esse.
Il patrimonio culturale aveva subito un grosso danno ma non solo quello: persone che non avevano più niente furono ospitate da amici o parenti nei piani più alti delle case.
Le botteghe erano da rifare completamente, l'acqua non aveva perdonato nessuno di quegli artigiani e commercianti investiti dall'alluvione.
Firenze, spaccata in due, ha avuto il maggior danno nella parte storica; la parte più vicina al fiume.


In alcune zone ci sono alcune targhe di marmo che indicano il punto dove è arrivata l'acqua; in alcuni punti è li..... poco più in alto della testa ma vederla nella sua potenza e turbolenza è terrificante. Nessun filmato e nessuna immagine può dare la sensazione reale come quella che molti hanno tragicamente vissuto


Questa è storia da leggere ma da non vivere mai.


Il vento si combatte con muri e ripari
Il fuoco si combatte con l'acqua
ma l'acqua.............. con cosa si combatte?

Mio pensiero..... "che l'acqua sia sempre tua amica"

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Di Jan (del 30/10/2006 @ 19:45:32, in Vita vissuta, linkato 264 volte)

 

Sono passati 40 anni e io c'ero.

 Ero poco più di un ragazzino.

 Ho visto la potenza della natura: niente si può contro di essa.
Il 4 novembre di quest'anno collima, nel calendario, come quel giorno che non potrò mai scordare.
Vi racconterò la storia della mia esperienza di quegli anni: il prima, il durante e il dopo.
Spero di non annoiarvi, sarò breve e conciso.
Vi chiedo solo di aspettare il 4 novembre.

 

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Di Fadamia (del 26/09/2006 @ 19:21:33, in Vita vissuta, linkato 249 volte)
E si oggi, 26 settembre, è il giorno del mio onomastico. In questo giorno si festeggiano i Santi Cosma e Damiano, da quest'ultimo mi venne dato, alla mia nascita il nome. Nome abbastanza comune nel luogo della mia origine, la Sicilia ma più precisamente Palermo. Era anche il nome del mio nonno paterno, persona che non ho conosciuto. Della stupenda frazione di Palermo, Sferracavallo (io qui nacqui), i Santi Cosma e Damiano ne sono i protettori. In casa ho sempre festeggiato questo giorno, sino ad un brutto 26 settembre di un certo anno, quel giorno mio padre ci lasciò, lasciò la vita terrena. E quindi, no, non riesco più a festeggiarlo. Un sincero grazie, però, voglio mandarlo, anche da qui, alle amiche ed amici del forum che hanno voluto farmi gli auguri per il mio onomastico. Con tutti loro il brindisi è rinviato prossimamente in occasione del mio compleanno. Vi aspetto.
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Di Krilù (del 25/09/2006 @ 12:31:53, in Vita vissuta, linkato 175 volte)

Vedere Roma: il desiderio di tutta una vita, che ormai credevo definitivamente accantonato, stante l’inarrestabile e progressivo deterioramento sia delle mie articolazioni che del mio stato di salute generale.

Mai avrei immaginato che questo sogno poteva ancora realizzarsi.

Tutto ha avuto inizio alcune notti or sono.

Mentre, come sempre insonne, vagavo da un forum all’altro, mi sono ricordata che da alcuni giorni non controllavo una delle mie mail-box. Con grande sorpresa vi ho trovato una e-mail della segreteria di un concorso (a cui non ricordavo nemmeno più di aver partecipato) che portava la data di tre giorni prima. Mi si annunciava che ero fra i finalisti del premio e mi si invitava, con rimborso delle spese di viaggio, a presenziare alla cerimonia di premiazione, che avrebbe avuto luogo a Roma, presso il Chiostro del Bramante, di lì a pochi giorni.

Dopo una comprensibile euforia iniziale perché, pur senza farmi alcuna illusione di vittoria, ero comunque assai gratificata dal buon piazzamento ottenuto, mi sono resa conto delle difficoltà che avrei dovuto affrontare per questa trasferta e a malincuore ho deciso di rinunciare al viaggio.

Ma avevo fatto i conti senza l’oste, nello specifico mio marito, che in quel momento stava già da alcune ore, beatamente dormendo. Infatti, quando l’indomani l’ho informato, mi ha spronata a non farmi condizionare dalle mie difficoltà motorie, dichiarandosi disposto ad accompagnarmi.

Confortata dal suo sostegno e considerato che forse avrei avuto l’opportunità di conoscere di persona qualche amico virtuale romano, ho deciso di affrontare l’ardua impresa.

Considerato il poco tempo a disposizione per organizzarmi inizio una febbrile consultazione di orari ferroviari e ricerca di un albergo che deve essere il più vicino possibile al luogo del meeting. Vengono coinvolti nelle operazioni anche Coleporte e Aerogolfer, in un intreccio di messaggi privati e di telefonate.

Mio marito ed io decidiamo di partire giovedì mattina e rientrare venerdì sera, ma difficoltà di ogni genere hanno rischiato di mandare all’aria tutto.

Coleporter mi avverte che per venerdì è previsto uno sciopero dei trasporti pubblici, perciò per non rischiare col treno decidiamo di rientrare solo sabato, mentre per la mancanza di metro e autobus è assolutamente indispensabile trovare un albergo vicinissimo al Chiostro del Bramante. Facile a dirsi! Sembra che tutto il mondo si sia dato convegno a Roma, perché non si trova una stanza libera. Passo due giorni interi collegata a Internet a consultare indirizzi di alberghi, pensioni e B&B. Più volte sono sul punto di arrendermi, ma alla fine la mia costanza viene premiata: ho finalmente conquistato una matrimoniale con bagno per ben due notti in Via Cavour; non è proprio vicino al Chiostro del Bramante ma … in qualche modo ci arriverò.

Da ultimo, classica ciliegina sulla torta, Aerogolfer mi informa che il meteo prevede maltempo su Roma. Pazienza, ci porteremo l’ombrello.

Incredibile: ce l’ho fatta!!! Si parte!!!! Si parte??? Boh!

Arriva giovedì mattina: si, si parte davvero!

Sono eccitata ed emozionata. Non tanto per il premio, quanto per l’idea di vedere la Città Eterna e di incontrare gli amici.

L’Eurostar che ci porta verso Roma arriva con circa mezz’ora di ritardo, ma il viaggio è tranquillo e non mi sento troppo affaticata. Prendiamo la metropolitana che ci scodella proprio accanto all’albergo e dopo esserci sistemati nella stanza abbiamo i primi contatti telefonici con Coleporter e Aerogolfer per gli accordi del caso.

Per suoi precedenti impegni, avremo il piacere di incontrare Coleporter solo l’indomani, mentre Aerogolfer ci dà le coordinate per raggiungere in metro la zona EUR dove ci aspetterà con l’auto per andare insieme a cena.

Fortunatamente non piove più perciò, in attesa dell’orario fissato, facciamo un giretto a piedi nei dintorni e per puro caso: oh meraviglia!! ci troviamo davanti in tutta la sua imponenza il Colosseo. Manca il tempo per visitare l’interno, perciò gironzoliamo nei pressi, ammirando anche l’Arco di Costantino e le rovine del Foro Romano, poi raggiungiamo la chiesta di S. Francesca Romana che abbiamo la possibilità di ammirare ben illuminata perché è appena terminato un matrimonio. Nel frattempo si è fatto buio, perciò ci avviamo alla metropolitana per raggiungere Aerogolfer che ci aspetta alla stazione Laurentina.

Eccolo, ma … sarà lui quell’elegante signore in attesa? … mi sembra più giovane di come appare in foto. Un attimo di indecisione, ma anche lui mi ha vista e mi accoglie con un ampio sorriso. Baci, abbracci, presentazioni, poi in auto ci dirigiamo verso l’elegante ristorante dove, chiacchierando allegramente, trascorreremo una piacevole serata, gustando un’ottima cena a base di pesce, degnamente conclusa da un dessert di Sachertorte e millefoglie, che io e Toni ci spartiamo di buon grado per poterle assaggiare entrambe.

Venerdì mattina: apriamo le imposte su una Roma ancora imbronciata ma, cinque piani più sotto, i passanti hanno l’ombrello chiuso … meno male! non sta piovendo.

Comunque prudentemente ci muniamo di ombrello (per fortuna) e ci avviamo a piedi verso Piazza Venezia, ammirando strada facendo le rovine del Foro e il Vittoriano. Nella piazza sostano, in attesa di due cortei di manifestanti (che stanno paralizzando alcune zone del Centro), diversi gruppi di Forze dell’Ordine.

Con l’autobus ci dirigiamo verso Piazza Navona e, grazie all’ausilio di una pianta di Roma, troviamo senza intoppi la Chiesa di S. Maria della Pace e l’attiguo Chiostro del Bramante, dove avrà luogo il meeting.

Terminata la cerimonia di premiazione (no, non sono stata io la vincitrice), ci viene offerto un brunch sotto le volte del chiostro.

Fremiamo d’impazienza, in quanto siamo attesi per pranzare in una vicina trattoria, da entrambi i nostri anfitrioni ma, non potendo defilarci immediatamente, spilucchiamo qualcosa.

Poi, secondo gli accordi chiamo Toni al cellulare per avvertirlo che stiamo scendendo e quel monellaccio (so che si stava divertendo un mondo) mi dice che stanno aspettandoci davanti all’albergo. Sono costernata per il disguido. “Aspettateci lì, ora arriviamo” fa lui, e chiude.

E adesso, quanto tempo gli ci vorrà per arrivare? Non è che sia proprio lì vicino!!

Intanto vedo i camerieri che portano al tavolo del buffet alcuni vassoi di dolci … torno sui miei passi e mi consolo con una fetta di torta.

Mentre sto chiamando l’ascensore per scendere ad aspettarli in strada, squilla di nuovo il cellulare e Toni ridendo mi chiede: “Possiamo unirci anche noi alla comitiva?” Capisco allora che sono rimasta vittima di uno dei suoi scherzetti e mi guardo intorno cercandolo, ma poi mi spiega che si trova nel chiostro al pianterreno e sta vedendo i commensali nel chiostro superiore. Intanto l’ascensore è arrivato e scendiamo. All’apertura delle porte veniamo immortalati da Coleporter che stava in agguato con la macchina fotografica già pronta. Seguono baci, abbracci e presentazioni di rito dopodiché raggiungiamo una simpatica tipica trattoria nei pressi, dove avrà luogo il nostro Mini Forum Party Romano.

L’atmosfera è cordiale, i due “ragazzacci” sono simpaticissimi e deliziosamente esuberanti, le cose da dirci sono tante, il cibo è ottimo, sul vino non posso pronunciarmi perché sono praticamente astemia, ma direi che è stato apprezzato pure quello. Memorabile il dessert: un dolce denominato “Marchesina” del quale vorrei tanto trovare la ricetta!

In questa calorosa ed affiatata compagnia il tempo vola, ma i nostri gentilissimi anfitrioni hanno in programma di mostrarci alcune bellezze di Roma, perciò dobbiamo avviarci. Dopo un saluto telefonico a Francesca affrontiamo Giove Pluvio (per fortuna siamo tutti muniti di ombrello).

Alcune foto in Piazza Navona, davanti alla Fontana dei 4 Fiumi poi, per recarci alla Fontana di Trevi, ci dirigiamo alla più vicina fermata dell’autobus, ma quello che deve portarci alla nostra meta risulta a lungo latitante. Scatta intanto la ricerca di un taxi; impresa che appare impossibile, perché mentre i nostri due eroi si sbracciano per richiamare l’attenzione di tutti i tassisti di passaggio, quelli imperterriti proseguono la loro corsa sotto la pioggia. Finalmente un tassista scarica alcuni turisti a breve distanza da noi e raccoglie l’accorato appello di quattro alquanto umidi passeggeri.

Eccoci finalmente a Fontana di Trevi, splendida ed imponente, assediata da una gran folla di turisti e di ombrelli multicolori. Arduo raggiungere il bordo della fontana per il rituale lancio della monetina ma, conquistata la postazione, ci esibiamo nel gesto propiziatorio: Arrivederci Roma!!!!

spero veramente tanto di poterti rivedere!

A piedi arriviamo poi a Piazza di Spagna dove ammiriamo la Fontana della Barcaccia del Bernini e la scalinata di Trinità dei Monti. Peccato che non è tempo di azalee…

Purtroppo per Aerogolfer è ormai giunto il tempo di avviarsi verso casa per improrogabili impegni, perciò tutti insieme saliamo sulla metropolitana, dove ad un certo punto salutiamo Aerogolfer.

L’appuntamento per la cena con Coleporter e con Monique, la sua deliziosa consorte, è per le 19,00 davanti all’albergo. In auto ci accompagnano preso un ristorante in zona Ciampino dove trascorriamo una gradevole serata chiacchierando e gustando ottimi piatti a base di pesce. Quando la compagnia è piacevole il tempo vola ed è già tardi ma, prima di andare, Renato estrae dal borsello le due bottigliette di Melincello e Nocino di nostra produzione, di cui avevamo portato un assaggio sia a lui che a Toni, e così concludiamo brindando col Melincello, questa piacevolissima serata.

Sabato, ultimo giorno del nostro soggiorno romano. Ora che ce ne andiamo, il tempo sembra voler migliorare; oggi non servirà l’ombrello.

Lasciato l’albergo incontriamo Renato e Monique che con la loro auto ci regaleranno un ultimo giro di Roma, per farci vedere, sia pure con “toccata e fuga” alcuni monumenti.

Prima tappa Piazza S. Pietro, transennata e gremita di sedie per la cerimonia di beatificazione che si terrà l’indomani. Lo stesso dicasi per la splendida Basilica di S. Pietro, dove ammiriamo e fotografiamo la Pietà di Michelangelo. Ci rechiamo poi alla Basilica di S. Paolo fuori le Mura, veramente ammirevole sia all’esterno che all’interno, dove è in corso un concerto di polifonia sacra che rende ancora più suggestiva la visita. Ci affacciamo anche al bel chiostro adiacente la Basilica la cui particolarità sta nella sequenza di eleganti colonnine ritorte e decorate a mosaico.

Tante sono le cose che i nostri gentili accompagnatori vorrebbero ancora farci vedere ma il tempo scorre via, perciò preferiamo avvicinarci alla Stazione Termini.

Breve sosta in Piazza della Repubblica per vedere la Fontana delle Naiadi e, mentre Renato resta a guardia dell’auto, Monique ci accompagna all’interno della grandiosa Basilica di S.Maria degli Angeli, incorporata nelle Terme di Diocleziano.

Nel corso di questo imprevisto tour, così gentilmente offertoci dai coniugi Coleporter, oltre alle citate Basiliche visitate anche all’interno, abbiamo visto (di passaggio o con breve sosta per fotografare) anche Castel S. Angelo, l’Isola Tiberina, il Circo Massimo, la Piramide Cestia, il Tempio di Vesta; ed era nei programmi di Renato anche farci provare l’emozione di mettere la mano nella Bocca della Verità ma, vista la fila di gente in attesa, abbiamo preferito proseguire.

Meglio così … hai visto mai???

Siamo purtroppo giunti al termine della nostra breve ma intensa vacanza romana. Baci, abbracci e calorosi ringraziamenti da parte nostra, avvengono davanti alla Fontana delle Naiadi, perché alla Stazione Termini sarà possibile solo una breve sosta per scarico passeggeri e bagaglio.

Poiché abbiamo un buon margine di tempo prima della partenza dell’Eurostar, decidiamo di pranzare in una piccola trattoria nei pressi della stazione, dove ingaggiamo una strenua lotta con un gigantesco piatto di gustosi spaghetti alla carbonara ma, avutane ragione, rinuncio perfino al dolce perchè c’è posto solo per un caffè.

Mentre stiamo informandoci circa il binario di partenza, arriva una telefonata di Aerogolfer che, liberatosi da un impegno prima del previsto, vorrebbe passare a salutarci di persona ma purtroppo il tempo non è sufficiente. Peccato!

Mentre il treno ci riporta verso casa, riassaporo con gioia i vari momenti di questo improvvisato quanto imprevisto viaggio a Roma e ringrazio mentalmente Renato e Toni che ci hanno circondati di premure e che con la loro gentilezza e disponibilità me lo hanno reso veramente indimenticabile.

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Di Lipho (del 25/09/2006 @ 12:26:22, in Vita vissuta, linkato 157 volte)
Oggi domenica 26 giugno ho accompagnato mio cognato
a Bologna "la dotta" e per evitare il traffico abbiamo preso il treno.
Sceso alla stazione di Bologna mi è subito tornato alla mente un passo di Blade Runner:ho visto cose che voi umani mai ......
Ragazzi mi sembrava di essere su marte!
La zona limitrofa alla stazione assomiglia ad un rave party permanente la quantità di autolesioni coscientemente provocate(piercing se cosi si scrive)era da tonnellaggio.
Penso di aver visto più mutande che su di una spiaggia
in parte imposte non esibite.
Ognuno con un look diverso ma tutti a cantare lo stesso motivetto.
Mi sentivo con la mia tenuta da viaggio estivo(braghe di cotone camicia maniche corte zainetto e berrettino)
come l'alberto sordi boy scout proiettato in un incubo di yeronimus bosch (se cosi si scrive).
Tutti coscientemente a sporcare tutto a fagocitare
bere birra.
Quello che una volta era definito il"cavallo" delle braghe è ormai diventato un pony tanto poca è la distanza che lo separa dalla terra.
Al confronto l'iper trasgessivo festival pop di domodossola al quale io allora 14 enne partecipai
in jeans torso nudo e tenda canadese era
un raduno di carmelitane.
Mi sono sentito un "terrestre su marte"

 
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Di Margherita (del 25/09/2006 @ 12:18:08, in Vita vissuta, linkato 192 volte)

Per me il naso è molto prezioso.  Io “ascolto” molto con il naso..
Andando in giro in bici è una gioia per il naso si fanno grandi scorpacciate di odori.
E gli odori mi ricordano varie gite in bici.
La prima quando nell’80 siamo stati in Calabria mi riporta quei profumi mediterranei e caldi delle piante aromatiche e di macchia che si trovano vicino al mare.
Una gita a Pavia la ricordo per il succulento profumo della camomilla che si stendeva tra i pioppi.
La volta sul Maloja ero accompagnata dal profumo di pini abeti e larici e poi sul Bernina l’odore del ghiaccio.
La lunga pedalata fino in Toscana assieme a mia cugina è trascorsa all’insegna del profumo dei tigli.
Il giro del Lago Maggiore mi riporta l’odore tipicamente lacustre dell’acqua dolce in alcuni punti frammisto a quello dei motori.

La gita di oggi è iniziata con un’inebriante odore di fieno appena tagliato intervallato da quello delle robinie fiorite che a me fa pensare alla pastiera (!!), dopo invece l’odore di acqua stagnante delle risaie.

Sì, gli odori mi piacciono molto, mi suscitano forti emozioni e spesso vivissimi ricordi.

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Di AscanioTealdi (del 24/09/2006 @ 22:38:18, in Vita vissuta, linkato 172 volte)

Questo pomeriggio come da post mi proponevo di andare a decidere per la bici nuova. La settimana scorsa avevo pulito e lucidato la 'vecchia' e insieme andiamo dal ciclista.
Ovviamente dopo, lei ed io, saremmo andati a farci un giro di 38 km. Dal ciclista, gli ultimi accordi e, meraviglia, domani pomeriggio, (il giorno prima) sarà pronta...
Subito dopo salto in sella alla 'vecchia' e via... Mentre andiamo, scorre nelle mie orecchie il lieve fruscio delle ruote che scorrono sull'asfalto... E' una bella giornata, fa quasi caldo, circa 10 gradi. Sono stupito, dopo + di 10 giorni, mi sembra che tutto funzioni alla meraviglia.
La media si assesta sui 30 di media e sono quasi sicuro di arrivare alla fine con quella media... Quasi non credo ai miei occhi. Siamo a 3 km dall'arrivo a casa. Ormai i 30 sono in saccoccia.
C'è una discesa con un tornante secco, fatto centinaia di volte, ma questa volta è diverso... Incredulo, la ruota interna slitta via e finisco a terra strisciando sulla spalla per vari metri. Ancora + incredulo, cerco di tirarmi, di riprendere a respirare, di controllare i danni.
Nessun danno grave per fortuna, abrasione leggera contusa all'avambraccio, probabili dolori nella parte della schiena laterale destra e invece abrasione visivamente + consistente alla cresta laterale del bacino, che Margherita mi dovrà curare con fitostimuline e garze... Tiro su la bici, indenne, lucida, perfetta. Salto in sella e torno a casa dove mi schiaffo nella vasca. E li capisco tutto!

E' stata lei!

Quando ha visto che ormai il pensionamento era certo e definitivo (non è vero, la userò ancora tanto, nei giorni brutti oppure per andare al lavoro dove so che lei non me la rubano), allora ha deciso di vendicarsi. Prima mi ha fatto vedere quanto è ancora brava, quanto può andare ancora veloce...e poi...poi... di colpo mi ha sbattuto per terra...

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