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"Una gita in montagna? Sì!!! mi volete con voi? Anche se sono in grado di fare solo una passeggiata per vecchiette non allenate? Dài, se non è una cosa difficile e se non vi sono di ostacolo vengo anch'io!" Così è incominciata per me l'avventura.
A questa giornata in montagna ci tenevo molto: occorrerebbe una piccola nota autobiografica per farvi capire meglio il mio stato d'animo (ricordi di infanzia, una serie di belle coincidenze che proprio quest'anno mi hanno fatto riscoprire la montagna e ritrovare una parte di me dopo 19 anni di vita urbana, ecc. ecc...), ma vi risparmio le fantasticherie personali. Vi dico solo che da quando ne abbiamo parlato la prima volta ho continuato ad accarezzare l'idea come una cosa preziosa e più la data si avvicinava più non vedevo l'ora che fosse sabato. Appurato che non mi sarei persa la gita per nulla al mondo, veniamo ai fatti!
Smonto da una notte di guardia (piuttosto tranquilla, per fortuna) e raggiungo il punto di incontro con i Tealdi: Ascanio ci mette cinque minuti a farmi capire che se tolgo la borsa dal sedile davanti lui sale in macchina con me, io sono un po' tonta ma alla fine capisco. Margherita deve aver mangiato un navigatore satellitare a colazione, senza la minima esitazione raggiunge la casa di Diska ed eccoci pronti a partire. Lascio lì la mia macchina (per fortuna, poi capirete) e salgo in macchina con Diska e Mariangela.
Mariangela è un peperino: ha l'argento vivo addosso, ma anche buonsenso da vendere. Punzecchia Diska e al tempo stesso fa gioco di squadra con lui, è bellissimo vederli insieme così.
Il punto di partenza della gita si raggiunge costeggiando il lungo lago e poi inerpicandosi su per una strada tutta rampe e curve (e qui inizio a benedire di non essere alla guida!): a metà ci fermiamo un attimo per ammirare il panorama da un belvedere e... sorpresa, squilla il cellulare!

Evento nell'evento, ecco il primo phone-meeting della giornata: è Jan, che in realtà mi sta chiamando per comunicarmi una cosa e non sa né dove né con chi mi trovo. Quando gli dico "ti passo una persona, uno che fa tante foto" resta un attimo perplesso e poi... poi non lo so perché al telefono con lui c'erano Ascanio, Margherita, Melissa e Diska, mica io!
Riprendiamo la macchina, ci fermiamo poco dopo per un cappuccino/caffé, e dopo un'ulteriore tappa strategica raggiungiamo l'inizio del sentiero. Mentre Melissa si mette gli scarponi, ho l'onore di tenere al guinzaglio la bellissima e dolcissima Polka, che esplora i mille profumi del bosco.
Così, imbocchiamo il sentiero: Rifugio Bietti, 1 ora 30 minuti. Iniziamo a salire: il sentiero è bello, ma il mio allenamento nullo. Cerco di trovare il mio passo e non lo trovo, le irregolarità del terreno in questo non mi aiutano. Ma non mollo. Ogni tanto mi fermo, Margherita mi coccola con i suoi rimedi e le sue fettine di mela essiccate la sole, Mariangela mi da una sua racchetta (che poi diventeranno due, un aiuto enorme, grazie!) e buoni consigli. Mi accorgo di rispondere sempre no (Vuoi una fetta di mela? no grazie, Vuoi una racchetta? no grazie, Metti un piede lì, no aspetta che provo qui, ecc...) e poi di fare comunque sì, perché se me lo dicono avranno i loro buoni motivi.
Melissa è un diesel, sorride e cammina, un passo dopo l'altro seguita come un'ombra da Polka. Io continuo a camminare con dentro un gran sorriso, sono contenta contentissima , ma dagli sguardi che mi lanciano Diska e Ascanio mi rendo conto che non si nota, forse le boccacce per la fatica hanno il sopravvento: cerco di sorridere con gli occhi, e per le boccacce... pazienza, spero che credano ai miei occhi!
Ad un certo punto Mariangela (gran donna!) fingendo di scherzare spedisce d'ufficio Diska nelle retrovie . In questo modo il passo lo farà qualcuno che va più adagio, e senza dirle nulla la ringrazio dal profondo del cuore. Nei punti più irregolari Ascanio spunta magicamente come un folletto dei boschi con una mano tesa, e grazie a lui le difficoltà si superano in un attimo.
Alla fine trovo il mio passo e in vista del Rifugio Bietti mi gusto l'ultimo tratto di sentiero sentendomi finalmente padrona dei miei piedi. Diska se ne accorge e ci scherziamo su (a onor del vero l'ultimo tratto è proprio bello, in lieve salita su un terreno regolare, il che aiuta molto, è facile sentirsi bravi lì!).
Arriviamo alla meta: tempo di percorrenza totale tre ore!! Mi rendo conto di aver fatto un po' da "zavorra", ma nessuno sembra volermene. Troppo buoni! Così mangiamo e ci godiamo la vista meravigliosa che si ha dal rifugio. Mi resta negli occhi lo sguardo di una capretta grigia che avrei voluto fotografare, ma ero troppo in coma per farlo. Riesco solo a fotografare il panorama.

Assistiamo ad un intervento del Soccorso alpino - Elisoccorso, che recupera un infortunato sulla ferrata che c'è oltre il rifugio, e vedendo l'elicottero dichiaro apertamente di voler fare l'autostop per l'ospedale più vicino, dato che il giorno dopo sono di guardia. Risate generali, ma niente passaggio in elicottero: si scende a piedi!
Al ritorno sento un po' la stanchezza: basta un'irregolarità del sentiero per bloccarmi, devo guardare bene dove metto i piedi perché ho timore di inciampare, sì... sono stanca. C'è sempre qualcuno a chiudere la fila più esperto di me che mi protegge, che mi si para strategicamente a fianco dove c'è una curva un po' insidiosa (insidiosa almeno per una imbranata come me). A tratti si chiacchiera, scherzando sul colore "rosa porcello" che il sole mi ha regalato.
Nell'ultima ora il mio corpo inizia a dare il segnale di "troppo pieno": testa che pulsa, mal di collo, nausea, e nonostante il sollievo dato dallo Shiatsu praticato da Margherita e da un fazzoletto datomi da Mariangela (Vuoi una cosa da mettere al collo? no grazie... cioè no... volevo dire... sì grazie) il segnale di "troppo pieno" poco dopo ritorna. Mi riecheggiano nella mente a spizzichi e bocconi le parole di una canzone di Bennato (altro che cori alpini!):
Non so, non so se ti è capitato mai  di dovere fare una lunga corsa  e a metà strada stanco dire a te stesso: adesso basta!  Eppure altri stan correndo ancora  intorno a te... allora: 
Non puoi fermarti ora...  Lo so, ti scoppia il cuore, dici anche di voler morire  dici: è meglio che correr così, ma no, non puoi fermarti...  Non farti cadere le braccia...  non arrenderti né ora né mai... 
E così stringo i denti e arrivo a fondo valle . Salgo in macchina con l'equipaggio rosa: Margherita al volante (che canta piano piano con una bellissima voce sulle note di Simon & Garfunkel), Melissa e Polka abbracciate sul sedile posteriore che sembrano un tutt'uno. Io piano piano mi ripiglio dal balordone e arriviamo a casa Diska.
Nell'atrio Mariangela mi indica dove andare: "Sali, vai su" e io "Salire? non avevo dubbi!" e scoppiamo in una risata. Due chiacchiere, una tazza di thé, il secondo phone-meeting con Liar e Krilù, salutiamo Mariangela e Diska (che cerco invano di rassicurare dicendogli che ho passato una giornata bellissima nonostante la fatica) e poi si torna a casa su strade più familiari: quando vedo la tangenziale di Milano mi si allarga il cuore, qui le difficoltà le conosco e le so affrontare. Un po' mi vergogno della mia bieca urbanità.
Arrivo a casa a mezzanotte stravolta e felice . Seguo il consiglio di Margherita (Quando arrivi fatti una doccia anche se sei stanca, dammi retta! No grazie, cioè no... volevo dire... sì promesso) e ancora una volta mi accorgo che chi ha esperienza ha ragione. Vado a dormire e dormo un sonno profondo e riposante, e al mattino mi sento proprio bene, solo con le gambe lievemente indolenzite, il color rosa porcello che inizia a virare verso l'abbronzatura e il morale alle stelle.
E' stata una giornata meravigliosa, davvero . Vorrei dire "alla prossima", ma... mi vorranno ancora con loro? o dovremo organizzare un "Wheelchair Mountain Forum Party" per essere sicuri di fare un sentiero alla mia portata?  
PS: la qualità delle immagini lascia a desiderare, lo so, diciamo che... ci ho provato! e poi, non ero mica io il fotografo ufficiale della spedizione!  
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