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Articoli
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Cole sulle belle nevi di Livigno. Inizia con un paralleletto tra Cole e Roberto e poi su Carosello 3000, Mottolino ecc.: che sogno!
3ª puntata:
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Cole (con il sottomuta nero) ed un amico in qualche apnea nel bel mare di Ponza.
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Vi avevo promesso un racconto.
Finalmente trovo un momentino per mantenere la promessa.
Dunque: ormai quasi quattro mesi fa mi telefona la nostra "Dottora" e mi chiede quasi a bruciapelo "Ci verresti a lavorare a Pavia?”. La prima cosa che le ho risposto è stata "a far che?". Qualsiasi persona normale avrebbe avuto dei dubbi sulla distanza, io no, e tuttora non so perchè è stata quella la prima domanda che le ho fatto!
Mi racconta il suo progetto e man mano che andava avanti tutto il mio essere diceva "Sìììì". Si trattava di fare da segretaria al professore universitario con il quale lavora lei. Allora non potevo sapere cosa mi aspettava, l'unica cosa che vedevo era la possibilità di ritornare nel mondo del lavoro dopo tanti anni di forzata latitanza (in questi venti anni ho fatto veramente di tutto, ma niente che mi qualificasse in qualche modo e alla mia età proporsi anche con un curriculum nutrito è tremendamente penalizzante) e oltretutto di farlo nelle vicinanze di qualcuno di riferimento.
Ho cominciato a soppesare i pro e i contro, a parlarne con tutti ma proprio tutti, ad ascoltarli ma non fino in fondo, dentro di me io già sapevo che era sì. Ho fatto la prova ad andare alla sede in orario di ufficio per capire quanto ci volesse in termini di tempo e di costi, in autostrada 84km e 1 ora e mezza, ma non mi sono scoraggiata (poi ho verificato che per stradine risparmiavo 20km andata e 20km rit e non avevo pedaggio autostradale). Al lavoro c'era veramente un macello di cose da imparare ma io sono folle e presuntuosa e non mi spavento facilmente. Raffaella mi ha aiutato alla grande a mettere su un curriculum decente con il minestrone di attività che era la mia storia più recente, la cosa che mi ha colpito è che comunque mi sarei ritrovata a fare un lavoro simile a quello che avevo dovuto interrompere alla venuta dei figli,e per di più nello stesso ambito.
Finalmente arriva il fatidico momento del colloquio con il professore. Una persona gradevole e entusiasta del suo lavoro che solo a sentirlo parlare ti vien voglia di lavorare con lui. Esco dall'uffico dopo i vari accordi ed è un abbraccione con Raffaella, è andata!!!!
Il 22 di ottobre lunedì si attacca. Le cose da fare sono veramente tante e sono sempre a chiedere aiuto a tutti, l'ufficio non è di una cosa sola ma di quattro cose diverse benchè simili che si intrecciano e sembrano nate per confonderti al massimo, tra l'altro l'Università ha delle procedure burocratiche e di etichetta particolarissime che tutti paiono conoscere meno che me. Ci sono giorni in cui sono gasata, altri assai abbacchiata, ma non sono mai sola, Raffaella veglia solerte e tollerante e l'entusiasmo per quello che sto facendo e imparando non mi lasciano per un momento.
Più o meno nello stesso periodo mi viene proposto di collaborare con l'altro coro del nostro maestro per preparare il Magnificat di Bach per un concerto prima di Natale. Unico problema: il coro è a Varese.... Riunione di consiglio a casa per chiedere tolleranza da parte dei famigli che verranno abbandonati per due mesi, ma sono favolosi e mi sostengono.
Ho passato novembre e dicembre ad andare tutti i giorni a Pavia (65km), il lunedì sera a Varese (40)km, martedì sera a Milano (40km) e giovedì sera a Varese, totale 8.000km in due mesi. Ero stanca e gasatissima assieme, improvvisamente è come se fossi tornata a venti anni fa: il lavoro l'avevo dovuto lasciare nel '87, il Magnificat l'avevo fatto a Roma nell'81, avevo smesso di cantare da soprano nel '91, e adesso tutto è ritornato assieme. Lo studiare con quel coro, più preparato del nostro è stato estremamente stimolante, il concerto gratificante, spero si possa ripetere l'esperienza.
Nella settimana delle vacanze di Natale ho dormito e stupidato e devo dire che ho ricaricato abbastanza le batterie.
Adesso sono passati tre mesi, mi è stato detto da chi mi ha preceduto che ce ne sarebbero voluti almeno sei per sentirsi più a proprio agio, vorebbe dire che sono a metà strada, vedremo!
Il tragitto, ormai familiare, mi pare meno lungo e mi regala degli spettacoli magnifici, la mattina e la sera. Quando Raffaella diceva che avevo rubato tutte le nuvole forse era vero! In realtà avevo molto tempo a disposizione, durante i miei spostamenti, nei momenti giusti della giornata e negli spazi aperti della padania!
Ogni tanto con Raffaella siamo stanche cotte in due, io per cercar di capire e ricordare, lei sempre estremamente disponibile per cercar di aiutarmi ad entrare nell'ingranaggio. Ho comunque imparato e sto imparando veramente tanto e questo mi diverte moltissimo.
Devo soprattutto ringraziarla per la splendida opportunità offertami. Mi ha proposto di imbarcarmi su di una nave che fa un bellissimo viaggio e sono proprio contenta, nel mio piccolo, di far parte della ciurma in questa avventura!
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Qualche tuffo ed immersioni di Coleporter nelle limpide acque della bellissima Ponza
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"Una gita in montagna? Sì!!! mi volete con voi? Anche se sono in grado di fare solo una passeggiata per vecchiette non allenate? Dài, se non è una cosa difficile e se non vi sono di ostacolo vengo anch'io!" Così è incominciata per me l'avventura.
A questa giornata in montagna ci tenevo molto: occorrerebbe una piccola nota autobiografica per farvi capire meglio il mio stato d'animo (ricordi di infanzia, una serie di belle coincidenze che proprio quest'anno mi hanno fatto riscoprire la montagna e ritrovare una parte di me dopo 19 anni di vita urbana, ecc. ecc...), ma vi risparmio le fantasticherie personali. Vi dico solo che da quando ne abbiamo parlato la prima volta ho continuato ad accarezzare l'idea come una cosa preziosa e più la data si avvicinava più non vedevo l'ora che fosse sabato. Appurato che non mi sarei persa la gita per nulla al mondo, veniamo ai fatti!
Smonto da una notte di guardia (piuttosto tranquilla, per fortuna) e raggiungo il punto di incontro con i Tealdi: Ascanio ci mette cinque minuti a farmi capire che se tolgo la borsa dal sedile davanti lui sale in macchina con me, io sono un po' tonta ma alla fine capisco. Margherita deve aver mangiato un navigatore satellitare a colazione, senza la minima esitazione raggiunge la casa di Diska ed eccoci pronti a partire. Lascio lì la mia macchina (per fortuna, poi capirete) e salgo in macchina con Diska e Mariangela.
Mariangela è un peperino: ha l'argento vivo addosso, ma anche buonsenso da vendere. Punzecchia Diska e al tempo stesso fa gioco di squadra con lui, è bellissimo vederli insieme così.
Il punto di partenza della gita si raggiunge costeggiando il lungo lago e poi inerpicandosi su per una strada tutta rampe e curve (e qui inizio a benedire di non essere alla guida!): a metà ci fermiamo un attimo per ammirare il panorama da un belvedere e... sorpresa, squilla il cellulare!

Evento nell'evento, ecco il primo phone-meeting della giornata: è Jan, che in realtà mi sta chiamando per comunicarmi una cosa e non sa né dove né con chi mi trovo. Quando gli dico "ti passo una persona, uno che fa tante foto" resta un attimo perplesso e poi... poi non lo so perché al telefono con lui c'erano Ascanio, Margherita, Melissa e Diska, mica io!
Riprendiamo la macchina, ci fermiamo poco dopo per un cappuccino/caffé, e dopo un'ulteriore tappa strategica raggiungiamo l'inizio del sentiero. Mentre Melissa si mette gli scarponi, ho l'onore di tenere al guinzaglio la bellissima e dolcissima Polka, che esplora i mille profumi del bosco.
Così, imbocchiamo il sentiero: Rifugio Bietti, 1 ora 30 minuti. Iniziamo a salire: il sentiero è bello, ma il mio allenamento nullo. Cerco di trovare il mio passo e non lo trovo, le irregolarità del terreno in questo non mi aiutano. Ma non mollo. Ogni tanto mi fermo, Margherita mi coccola con i suoi rimedi e le sue fettine di mela essiccate la sole, Mariangela mi da una sua racchetta (che poi diventeranno due, un aiuto enorme, grazie!) e buoni consigli. Mi accorgo di rispondere sempre no (Vuoi una fetta di mela? no grazie, Vuoi una racchetta? no grazie, Metti un piede lì, no aspetta che provo qui, ecc...) e poi di fare comunque sì, perché se me lo dicono avranno i loro buoni motivi.
Melissa è un diesel, sorride e cammina, un passo dopo l'altro seguita come un'ombra da Polka. Io continuo a camminare con dentro un gran sorriso, sono contenta contentissima , ma dagli sguardi che mi lanciano Diska e Ascanio mi rendo conto che non si nota, forse le boccacce per la fatica hanno il sopravvento: cerco di sorridere con gli occhi, e per le boccacce... pazienza, spero che credano ai miei occhi!
Ad un certo punto Mariangela (gran donna!) fingendo di scherzare spedisce d'ufficio Diska nelle retrovie . In questo modo il passo lo farà qualcuno che va più adagio, e senza dirle nulla la ringrazio dal profondo del cuore. Nei punti più irregolari Ascanio spunta magicamente come un folletto dei boschi con una mano tesa, e grazie a lui le difficoltà si superano in un attimo.
Alla fine trovo il mio passo e in vista del Rifugio Bietti mi gusto l'ultimo tratto di sentiero sentendomi finalmente padrona dei miei piedi. Diska se ne accorge e ci scherziamo su (a onor del vero l'ultimo tratto è proprio bello, in lieve salita su un terreno regolare, il che aiuta molto, è facile sentirsi bravi lì!).
Arriviamo alla meta: tempo di percorrenza totale tre ore!! Mi rendo conto di aver fatto un po' da "zavorra", ma nessuno sembra volermene. Troppo buoni! Così mangiamo e ci godiamo la vista meravigliosa che si ha dal rifugio. Mi resta negli occhi lo sguardo di una capretta grigia che avrei voluto fotografare, ma ero troppo in coma per farlo. Riesco solo a fotografare il panorama.

Assistiamo ad un intervento del Soccorso alpino - Elisoccorso, che recupera un infortunato sulla ferrata che c'è oltre il rifugio, e vedendo l'elicottero dichiaro apertamente di voler fare l'autostop per l'ospedale più vicino, dato che il giorno dopo sono di guardia. Risate generali, ma niente passaggio in elicottero: si scende a piedi!
Al ritorno sento un po' la stanchezza: basta un'irregolarità del sentiero per bloccarmi, devo guardare bene dove metto i piedi perché ho timore di inciampare, sì... sono stanca. C'è sempre qualcuno a chiudere la fila più esperto di me che mi protegge, che mi si para strategicamente a fianco dove c'è una curva un po' insidiosa (insidiosa almeno per una imbranata come me). A tratti si chiacchiera, scherzando sul colore "rosa porcello" che il sole mi ha regalato.
Nell'ultima ora il mio corpo inizia a dare il segnale di "troppo pieno": testa che pulsa, mal di collo, nausea, e nonostante il sollievo dato dallo Shiatsu praticato da Margherita e da un fazzoletto datomi da Mariangela (Vuoi una cosa da mettere al collo? no grazie... cioè no... volevo dire... sì grazie) il segnale di "troppo pieno" poco dopo ritorna. Mi riecheggiano nella mente a spizzichi e bocconi le parole di una canzone di Bennato (altro che cori alpini!):
Non so, non so se ti è capitato mai  di dovere fare una lunga corsa  e a metà strada stanco dire a te stesso: adesso basta!  Eppure altri stan correndo ancora  intorno a te... allora: 
Non puoi fermarti ora...  Lo so, ti scoppia il cuore, dici anche di voler morire  dici: è meglio che correr così, ma no, non puoi fermarti...  Non farti cadere le braccia...  non arrenderti né ora né mai... 
E così stringo i denti e arrivo a fondo valle . Salgo in macchina con l'equipaggio rosa: Margherita al volante (che canta piano piano con una bellissima voce sulle note di Simon & Garfunkel), Melissa e Polka abbracciate sul sedile posteriore che sembrano un tutt'uno. Io piano piano mi ripiglio dal balordone e arriviamo a casa Diska.
Nell'atrio Mariangela mi indica dove andare: "Sali, vai su" e io "Salire? non avevo dubbi!" e scoppiamo in una risata. Due chiacchiere, una tazza di thé, il secondo phone-meeting con Liar e Krilù, salutiamo Mariangela e Diska (che cerco invano di rassicurare dicendogli che ho passato una giornata bellissima nonostante la fatica) e poi si torna a casa su strade più familiari: quando vedo la tangenziale di Milano mi si allarga il cuore, qui le difficoltà le conosco e le so affrontare. Un po' mi vergogno della mia bieca urbanità.
Arrivo a casa a mezzanotte stravolta e felice . Seguo il consiglio di Margherita (Quando arrivi fatti una doccia anche se sei stanca, dammi retta! No grazie, cioè no... volevo dire... sì promesso) e ancora una volta mi accorgo che chi ha esperienza ha ragione. Vado a dormire e dormo un sonno profondo e riposante, e al mattino mi sento proprio bene, solo con le gambe lievemente indolenzite, il color rosa porcello che inizia a virare verso l'abbronzatura e il morale alle stelle.
E' stata una giornata meravigliosa, davvero . Vorrei dire "alla prossima", ma... mi vorranno ancora con loro? o dovremo organizzare un "Wheelchair Mountain Forum Party" per essere sicuri di fare un sentiero alla mia portata?  
PS: la qualità delle immagini lascia a desiderare, lo so, diciamo che... ci ho provato! e poi, non ero mica io il fotografo ufficiale della spedizione!  
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Di Jan (del 25/08/2007 @ 11:06:08, in Varie, linkato 451 volte)
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Si, tra poco ricomincia l'apertura delle scuole. I libri da comprare, i ragazzi schiamazzanti all'ingresso della scuola, file interminabili di auto per l'accompagnamento del proprio figlio a scuola. Ma comincia anche l'asilo. Che graziosi quei marmocchi per mano a mamma o papà che entrano per la prima volta in un ambiente nuovo! Giusti di questi piccoli futuri geni voglio parlare.
Inizialmente c'è un impatto nuovo e qualche diffidenza con la maestra e nuovi compagni ma, con il proseguo del tempo tutti diventano amici. Scarabocchiano con i pennarelli dappertutto, gridano per avere attenzione, si toccano li quando gli scappa la pipi o la popo, si imbrattano il visino quando mangiano la merendina........
Al momento del gioco c'è sempre una bambina distesa sul tappeto. Giocano "ai dottori" Come mai una bambina distesa sul tappeto ( e chi altri potrebbe rappresentare la mamma?) Ma perchè è il gioco preferito dei bambini? La risposta è semplice. Cosa hanno visto per primo quando sono venuti al mondo? La mamma distesa e il "dottore". Quindi la bambina distesa e il maschietto che alza la sottanina alla femminuccia. Ma è solo per pochi momenti, dirà qualcuno, come fa a ricordarselo? Non è che una mamma va in maternità fa il bambino e in pochi attimi e torna a casa. C'è tutta una prassi anche per il parto. Intanto c'è l'ecografia, l'osterica o l'ostetrico che guarda li per vedere come è la situazione. Il tutto non è nel profondo silenzio, c'è una esposizione dei fatti e dello stato d'animo della puerpera. C'è chi ha avuto un "travaglio" travagiato: il bimbo non voleva uscire. Lo credo bene, probabilmente intuiva cosa lo aspettava. Dopo lunghe trattative tra il nascituro e il "doc" il ragazzino in erba esce, ma è più per merito della mamma che non del doc. In verità lo ha minacciato dicendogli che se restava dentro non gli avrebbe fatto vedere i cartoni alla tivvù, non avrebbe mangiato più cioccolata e avrebbe dormito a pangia in basso. Tiè. Ok, ok, Esco. Sembra rispondere il bambino. Che gli viene fatto appena uscito? Uno schiaffone sul culetto. Non tanto forte ma per non subirne un'altro si mette a gridare. Tutti sono contenti il bimbo no. "accidenti a voi, meglio se restavo dentro, qui si comincia a prenderle e si mettono anche a prendermi in giro ridendo. Guardali, tutti a sorridere e io sballottato da una parte all'altra" Ecco cosa vede per prima cosa un bambino. Nel proseguo c'è il dottore "pediatra". Sta piu tempo col pediatra che con la mamma. I genitori premurosi sono un flagello per quel bambino. Se gli prude il culetto non se lo può grattare perchè potrebbe essere un sintomo di qualche cosa. Via, subito dal pediatra. Se gli prude il piedino: dal pediatra. Starnutisce: dal pediatra. Fa una puzzetta (e i bambini fanno delle puzzette tremende): dal pediatra. Ma allora, come può fare il bambino a non giocare al dottore? Il simpatico è quando la maestra dell'asilo va a chiedergli cosa fanno. "si gioca al dottore" "................ma poi da grandi ci sposiamo", dice il maschietto.
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Ho creato un mio Canale in Youtube qui dove sto selezionando video-clip musicali e di diversa natura. Vi inserirò anche dei miei video...accettabili ). Vi propongo di darvi una guardatina per condividerne, se vi va, i contenuti. Eccone un saggio:
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Di Mar (del 01/03/2007 @ 21:39:33, in Nonsenso, linkato 564 volte)
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Gerza consapevole della sua predisposizione per il francese esclamo': "Ossignur!!" Infatti il francese stava sulla porta proprio alle 7 di mattina ( tra le 11 e mezzogiorno e un quarto per l'appunto!)
Al "vedendolo" li' Gerza tremo' di congestione tanto che l'agente della ciccia smise di giocare a battimuro ripiegando su un risiko per principianti (versione da 0 a 98 anni!) Dalla radio uscivano ( o forse entravano?) le note ( meno note ai piu' piu' note ai meno !) di "Fin che lo zatterone funge" famosissimo successo di S.Romolo del periodo paleolitico ( cioe' piu' o meno quando Berta filava)! I n contemporanea, anzi in diretta differita, Carlos senti' questa musica "rimembrantegli" la sua losca giovinezza ed ebbe un sussulto tipo scala Mercalli ( o scala mobile oppure scala reale....????) tanto che quel secondo virgola cinque di ritardo lo escluse purtroppo dalla cinquina dei 128 finalisti favoriti.
Il francese fece un passo avanti, Gerza un passo indietro! Iniziarono inavvertitamente e sommessamente a ballare il "Fosse trotte",tali quali sputati a "Ginseng e Ford", famosissima copia di ballerini del Sud Tirolo ed Uniti!
Fu in quell'attimo apoteosico che Carlos emergendo dal pavimento esclamo'con espressione "infranta": "Aoh rega'..so' rivato sesto!!!"
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Carlos andò da Primeiro di buon mattino.
Stock, stock. La porta miagolò con cipiglio inusuale. "Chi ene?" rispose Gerza in francese anche se non lo conosceva.
"Sono il lupo" rispose egli tra il faceto e il non.
"E io so' mi' nonna" rispose ella guardando di sbilenco l'agente della ciccia che aveva già iniziato a giocare a battimuro. Egli averebbe voluto sapere giocare meglio di quanto sapesse giocare peggio e sin da bambino aveva cercato di imparare, studiando anche musica, ma niente da fare. Su dieci battimuro ne azzeccava no è sì due..tre, oppure sì e no nove. Ne era infelicitato, poveraccio.
Nel frattempolo Carlos si era introdotto nel caveau. Stava scavando come una talpa impazzita e consapevole della caducità delle cose.
Primeiro era ormai alle calcagna, anzi si stava avvicinando alle caviglie e la cosa stava assumendo una tinta giallognola. Fu denunciato per itterizia.
Se ne accorse e rise di se stesso e del mondo ma non potè farlo a lungo perché gli venne un singhiozzo tale che ancora ne parlano i quotidiani.
Gerza si era immessa contromano nella camera da letto scopo matrimonio: non intermediari.
Ma fu colta dallo sconforto, proprio lei che cantava sempre "Cogli la prima mela.".
Chi l'avrebbe mai creso.
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Chiamatemi Blog, questo il nome che mi hanno dato: bruttino, vero? Io avrei preferito, che so, Ismaele. "Chiamatemi Ismaele", ah come suonerebbe bene, sembra l'inizio di un romanzo d'avventura. Ismaele, già... ma mi hanno detto che non si può scegliere, ognuno si tiene il nome che ha. Mi hanno detto che è un nome straniero, oltretutto di fantasia. Di più nin zò, mi hanno risposto quando ho provato a fare qualche altra domanda; strana risposta, ho pensato tra me e me, sembra una frase della pubblicità.
Così ho preso l'iniziativa e sono uscito. Sono andato da un avvocato, da un dottore, da un tecnico molto esperto di queste cose e da molti altri ancora: ognuno ha dato il suo parere, ma nessuno ha saputo risolvere il mio problema. Sono andato persino all'anagrafe, anche qui nessuno ha saputo dirmi né chi sono né cosa sono. COSAAAA? come sarebbe a dire cosa, sono dunque una cosa? E tutte quelle storie che mi avevano raccontato sullo spirito dei Blog erano dunque delle bugie?
Sconfortato, alla fine sono andato là dove il vero e il falso non hanno confini, dove ognuno è libero di essere ciò che vuole apparire: sono andato nella rete. Piri-piri-piri-piri-pipò bzzzzzz plonnnn, ed eccomi nel mare magnum del grande web. Freddino, l'ambiente, una grande stanza tutta bianca. In alto però qualcosa gorgheggia gle-gle-gle goo-goo goo-gle. C'è un punto, così mi hanno detto, dove posso fare le mie domande. Se scrivo bene, troverò almeno una risposta: me l'hanno assicurato.
E ora? Cerco i miei simili. Grande cosa, l'appartenenza. Digito, mi hanno detto di far così, solo poche lettere: B L O G. E si apre un mondo, vasto, immenso... mi sono perso in un mare di blog tutti uguali e tutti diversi da me. Forse siamo tutti solo il frutto di una tastiera impazzita, penso tra me e me. Eppure mi sembra che dietro a quella tastiera ci sia un'anima. Magari non uno spirito illuminato, ma un'anima sicuramente sì.
*****
Epilogo: Il blog non è mai più tornato a casa: è rimasto nella rete, con i suoi simili. L'anima dietro alla tastiera, vista l'ora, è andata a nanna.
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Di Mar (del 08/01/2007 @ 22:25:14, in Nonsenso, linkato 560 volte)
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Era circa il 2, piu' o meno, dell'anno in corso! Mi pare corso Garibaldi, o Mazzini, comunque la giovine Italia!
Peppe e Coz favolettero per un giorno, due ore, sette minuti e un bruscolino ( in un occhio!) di secondi! Se non erro, o se non esso! In quel mentre si udi' uno squillo di trombe, pardon: di campanello! :"E' la porta -esclamo' Coz- in pietra ad un panico panicissimo! Cielo potrebbe essere il mio uomo ufficiale, l'ufficiale gentiluomo!"
Come seppimo dalla puntata precedente infatti Peppe non era l'uomo di Cozza ma era l'uomo di Neve!
Fu il suono? Non lo fu? E se lo fu orsu'! Mentre lo scrivo, ma che dico, mentre lo penso...ma quanto lo penso? Non so! Resta che il fatto non sussiste: Peppe si sciogliette lasciando una pozza ( di Fassa? Forse! Chi puo' dirlo) acquatica ai piedi di Coz! Spari' quasi fosse un mago,il famoso mago di Coz!
La porella vedendosi l'omo suo ( per un 50%)dileguarglisi dianzi fu cosi' spaurata da svennerci!
Il campanello suonava a intermittenza natalizia passo' dalla prima scampanellata alla terza, poi la quinta fino alla nonna di Beethoven, che era una signora rispettabilissima ma con questo viziaccio di suonare I campanelli e scappare!
Coz nel frattempo si riebbe in pieno viso! Tale fu il riebbimento che ella stessa stupi'a grappolo! Prese il coraggio necessario, circa du etti de quello bbono,e si avvio' ad aprire la porta!
Neve le si presento' in tutto il suo candore perboratico stabilizzatico! Era venuta a riprendersi il suo uomo!
E fu in quell'istante che Coz, con il sopracciglio ondulato, il ciglio umido, il labbro siliconato de brutto sussuro':
"L'uomo di Neve si è squagliato!"
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La mostra di Von Strichnen ovverosia parlare critichese (d’arte)
La tendenza di Wibllen di sublimare il noumeno pittorico in astratte forme che imbizzarriscono nel turbinio dei sentimenti emblematici, non poteva esimersi dal prorompere imperiosa nella pennellata strichniniana ed, in particolare, ne “La Foglia” del grande maestro frascatano. Qui si coniugano l’estremismo illuministico di Pinc Pallogen, con tutti i suoi risvolti manieristici, e la determinazione stereotipa del connubio strichniniano. Non a caso il Frollatti chiamò questo dualismo: “Dualismo del Pinc”. Da “La Foglia” emana altresì lo spirito crepuscolare di Resten, sempre più tendente all’estrinsecazione esplicita del cotechino, che, agli albori di un secolo denso di autorevoli espressioni naturalistiche, si dissolve in una molteplicità di aspetti neorealistici intrisi di inestetismo premonitorio di un’epoca ormai decorsa. Ne “La Foglia” Strichnen rivela anche manifestamente la sua, finora nascosta, tendenza ad un eclettismo stereotipo che preannuncia il desiderio di evocare le forme ed i contenuti del mai troppo decantato astrattismo francesizzante e sempre meno recettivo degli archeotipi occidentali.
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