La mostra di Von Strichnen ovverosia parlare critichese (d’arte)
La tendenza di Wibllen di sublimare il noumeno pittorico in astratte forme che imbizzarriscono nel turbinio dei sentimenti emblematici, non poteva esimersi dal prorompere imperiosa nella pennellata strichniniana ed, in particolare, ne “La Foglia” del grande maestro frascatano. Qui si coniugano l’estremismo illuministico di Pinc Pallogen, con tutti i suoi risvolti manieristici, e la determinazione stereotipa del connubio strichniniano. Non a caso il Frollatti chiamò questo dualismo: “Dualismo del Pinc”. Da “La Foglia” emana altresì lo spirito crepuscolare di Resten, sempre più tendente all’estrinsecazione esplicita del cotechino, che, agli albori di un secolo denso di autorevoli espressioni naturalistiche, si dissolve in una molteplicità di aspetti neorealistici intrisi di inestetismo premonitorio di un’epoca ormai decorsa. Ne “La Foglia” Strichnen rivela anche manifestamente la sua, finora nascosta, tendenza ad un eclettismo stereotipo che preannuncia il desiderio di evocare le forme ed i contenuti del mai troppo decantato astrattismo francesizzante e sempre meno recettivo degli archeotipi occidentali.
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